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Il mestiere

Venti minuti prima delle luci: cosa succede davvero nel backstage di una sfilata

Look test, squadra, ordine di lavoro, kit e pulizia: come funziona una giornata dietro le quinte e cosa insegna a chi vuole farne un mestiere.

14 settembre 2026 · 12 minuti di lettura

Quando in sala si abbassano le luci e parte la musica, la parte di lavoro che conta per chi trucca è già finita da un pezzo. I venti minuti del titolo non sono una regola — a volte sono dieci, a volte molti di più — ma sono il momento che tutti immaginano quando pensano a un backstage: la corsa, le spazzole, qualcuno che chiama un nome dal fondo della stanza. È anche il momento che racconta meno del mestiere.

Se stai pensando di fare del trucco un lavoro, vale la pena sapere com'è fatta davvero una giornata dietro le quinte. Non perché la passerella sia l'unico approdo possibile — non lo è — ma perché è il posto in cui le regole di questo mestiere si vedono a occhio nudo, senza niente che le ammorbidisca: tempi, gerarchia, ordine, pulizia, carattere. Quello che segue è come funziona in generale, e cosa insegna a chi comincia.

Il trucco di una sfilata si decide prima, e non lo decide chi trucca

La prima cosa che sorprende è questa: in una sfilata il trucco non è un'idea di chi lo esegue. È una parte della collezione, come le scarpe o l'acconciatura, e nasce da un confronto fra lo stilista, chi cura l'immagine della sfilata e il make-up artist che guida il gruppo.

Quel confronto si chiude con il look test, di solito nei giorni precedenti o alla vigilia. Su una o due modelle si prova, si toglie, si riprova. Si guarda il trucco accanto agli abiti, insieme ai capelli, sotto una luce che somigli il più possibile a quella della passerella. Spesso l'idea di partenza cambia parecchio: una bocca scura che sembrava perfetta sulle immagini di riferimento, accanto a un tessuto lucido diventa troppo; un occhio molto lavorato sparisce sotto una frangia.

Quando il look è approvato, viene smontato in passaggi. Si fotografa da vicino, di fronte e di profilo, e si trascrive tutto: quali prodotti, in che ordine, con quale strumento, in che quantità, dove comincia e dove finisce ogni colore. Spesso lo si disegna su una scheda — il face chart — che poi gira fra tutte le postazioni.

Qui c'è già la prima lezione del mestiere: in una sfilata il trucco migliore non è il più bello. È quello che mani diverse possono ripetere identico, decine di volte.

Chi fa cosa: la key artist e la squadra

Dietro le quinte il trucco lo firma una persona sola, la key artist: è chi ha costruito il look con lo stilista e ne risponde. Intorno a lei lavora una squadra che, per quel giorno, ha un compito preciso: riprodurre quel look su tutte le persone che sfilano.

Questa struttura ha una conseguenza che chi arriva dal lavoro con le clienti private fatica ad accettare: in squadra non si interpreta. Anche se ti sembra che su quella modella un tono più caldo starebbe meglio, non lo metti. Se hai un dubbio, chiedi. La passerella deve mostrare un'idea sola, e nessuno in sala deve poter capire quale mano ha truccato chi.

  • La key artist.Disegna il look, lo spiega alla squadra a inizio giornata, gira fra le postazioni e corregge. Ha l'ultima parola su ogni viso prima che esca.
  • Gli assistenti più vicini. Lavorano al suo fianco, preparano i materiali, spesso si occupano dei passaggi più delicati o dei visi che la produzione considera prioritari.
  • La squadra.Esegue il look dall'inizio alla fine, tiene in ordine postazione e kit, e resta disponibile per i ritocchi fino all'ultima uscita.

È una gerarchia netta, e non ha niente di umiliante: è il modo in cui si impara. Chi oggi guida un backstage, di solito, ha cominciato passando pennelli e lavando spugnette dietro qualcun altro, guardando come si risolve un problema in tre secondi senza che nessuno se ne accorga.

La mattina dello show: l'ordine in cui si lavora

La giornata comincia ore prima della sfilata, e quasi mai con calma. Si allestiscono le postazioni — un tavolo, uno specchio, una sedia, spesso una lampada portata da sé — e la key artist ripete il look davanti a tutta la squadra, a volte eseguendolo dal vivo su una modella, perché lo si veda nel movimento delle mani e non solo in fotografia.

Poi arrivano le persone che sfilano, e raramente arrivano tutte insieme. Durante le settimane della moda molte fanno più sfilate nello stesso giorno, e si siedono davanti a te con ancora addosso il trucco di un altro stilista. Il primo lavoro, allora, è struccare bene e rimettere la pelle in condizione di ricevere un trucco nuovo: detergere, idratare, lasciare assorbire. È il passaggio che chi comincia tende a sbrigare, ed è quello che decide come reggerà tutto il resto.

Nel frattempo i capelli non aspettano. Il trucco si fa quasi sempre in contemporanea con l'acconciatura: tu lavori davanti, il parrucchiere dietro, qualcuno sistema un orlo, un fotografo cerca la sua inquadratura. Impari a lavorare con un braccio in mezzo e con una testa che si sposta, a fermarti un secondo e a ripartire senza perdere il punto.

Anche dentro il look c'è un ordine, che in backstage si rispetta più che altrove. Spesso si parte da quello che può sporcare — ombre, polveri scure intorno agli occhi — e solo dopo si rifinisce la pelle, così che eventuali residui non rovinino una base già fatta. Le labbra vengono per ultime, il più tardi possibile: basta un sorso d'acqua o un panino mangiato in piedi per doverle rifare.

Venti minuti prima: cosa succede davvero

Quando manca poco, il backstage cambia ritmo: si smette di fare e si comincia a controllare. Le persone vengono vestite, ed è il momento più delicato per il trucco. Un collo alto, una maglia che passa dalla testa, un abito chiaro: una traccia di fondotinta su un capo della collezione è uno degli incidenti più temuti di un backstage. Si previene, non si rimedia: si copre il viso con un velo mentre si infila l'abito, si aspetta che la polvere abbia fissato, ci si accorda con chi si occupa dei vestiti.

Poi c'è la fila. Le modelle vengono messe nell'ordine di uscita, e la key artist la percorre persona per persona. È qui che arrivano le correzioni finali: una lucentezza di troppo sulla fronte, un colore più carico da un lato, una ciglia fuori posto. La squadra si muove lungo la fila con il minimo in mano — polvere, carta assorbente, un pennello pulito, il colore delle labbra — e ritocca soltanto quello che le viene indicato.

Negli ultimi minuti non si inventa più niente. Un'idea nuova, anche buona, a quel punto è un rischio che nessuno ha provato sotto quella luce e accanto a quell'abito. Semmai si toglie, non si aggiunge. E quando la musica parte, il lavoro non è finito: ci sono i cambi.

Cambi, ritardi e tutto quello che non si prova

In molte sfilate la stessa persona esce più volte, con abiti diversi e a volte con un trucco diverso: una bocca che cambia colore, un occhio che si scurisce per la seconda parte della collezione. Quei cambi si fanno in pochissimo tempo, in piedi, mentre qualcun altro sta già chiudendo una zip. Per questo si preparano prima: il prodotto già pronto su una paletta, lo strumento pulito a portata di mano, la sequenza ripassata a mente.

Poi c'è l'imprevisto vero. Una modella che arriva tardi da un'altra sfilata e va truccata nel tempo che sarebbe bastato per metà del lavoro. Una ciglia finta che si stacca. Una pelle che si arrossa per il caldo della stanza o per la terza struccatura della giornata. Un dettaglio che lo stilista decide di cambiare all'ultimo.

Nessuno di questi problemi si risolve con un prodotto speciale. Si risolvono con due cose che si allenano: sapere cosa è essenziale in un look, e restare calma. Quando il tempo è la metà, non si fa un trucco peggiore: si fanno meno passaggi, scelti bene, concentrati su quello che la passerella vedrà davvero. Saper decidere in un attimo cosa lasciare fuori è una competenza tecnica a tutti gli effetti, e forse la più difficile da insegnare.

Cosa c'è nel kit, e perché la pulizia non si discute

Il kit di chi lavora in backstage non è una collezione: è un attrezzo. Deve essere trasportabile, leggibile a colpo d'occhio e organizzato in modo che la mano trovi il prodotto senza cercarlo. Molte professioniste lavorano con una cintura portapennelli proprio per questo: quando si è in fila, il tavolo non c'è più.

  • Più strumenti di quanti ne serviranno.Fra una persona e l'altra non c'è sempre il tempo di lavare e asciugare un pennello, quindi se ne porta una scorta.
  • Il monouso. Scovolini per il mascara, bastoncini di cotone, spugnette, applicatori: tutto quello che tocca occhi e labbra si usa una volta sola.
  • Spatole e paletta. Rossetti, correttori e prodotti in crema non si prendono mai direttamente dalla confezione: si prelevano con una spatola pulita, si appoggiano su una paletta e si lavora da lì.
  • Quello che serve a pulire. Un detergente per pennelli ad asciugatura rapida, salviette, carta assorbente, un sacchetto per i rifiuti a portata di mano.
  • Una piccola base di cura della pelle. Detergente, crema idratante, un balsamo per le labbra: per chi arriva struccata e per chi arriva con il trucco della sfilata precedente.

La pulizia merita un discorso a parte, perché è il punto su cui un backstage giudica una persona prima ancora di vederla truccare. Lo stesso mascara non passa da un occhio all'altro, lo stesso rossetto non tocca due bocche, un pennello non torna nel barattolo dopo essere stato su un viso. Non è una fissazione: in una giornata in cui tante persone si siedono sulla stessa sedia, è rispetto per chi sfila e tutela per il tuo lavoro. Chi si presenta con un kit in disordine e si serve con le dita, di solito, la volta dopo non viene richiamata.

In un backstage si capisce chi sa lavorare prima ancora che prenda in mano un pennello: da come apre la sua borsa.

Il ritmo, e il carattere che nessun prodotto ti dà

Oltre alla tecnica, una sfilata chiede qualità che raramente compaiono nel programma di un corso e che invece decidono chi continua a lavorare e chi no.

  • Velocità precisa. Non la fretta: la capacità di fare bene lo stesso gesto in metà del tempo, perché lo hai già fatto moltissime volte.
  • Occupare poco spazio. I backstage sono stretti e affollati: si lavora raccolti, con il kit chiuso, senza allargarsi sul tavolo accanto.
  • Parlare poco, e al momento giusto. Chi sfila spesso ha dormito poco e ha davanti ore in piedi. Una parola gentile aiuta; una conversazione che la costringe a muovere la bocca mentre la stai truccando, no.
  • Accettare la correzione. Può capitare che la key artist ti chieda di togliere un sopracciglio appena disegnato e di rifarlo. Non è un giudizio su di te: è il look.
  • Reggere la giornata.Molte ore in piedi, pasti quando capita, pause che non arrivano. Del glamour delle fotografie c'è poco, e chi ci lavora da anni lo racconta senza lamentarsi.

C'è poi un rispetto che non si scrive su nessuna scheda. Per quelle ore il viso di chi sfila è uno spazio condiviso fra te, il parrucchiere e lo stilista: rispettarlo vuol dire avvisare prima di un gesto vicino all'occhio, chiedere prima di sistemare una ciocca che non è compito tuo, lasciar andare una persona quando la chiamano, senza trattenerla per un ultimo ritocco che nessuno ti ha chiesto.

Bisogna passare dai backstage per diventare brave?

È la domanda che si fanno quasi tutte quando pensano a un corso, e la risposta onesta è no. Gran parte del lavoro di una make-up artist si fa altrove: spose e cerimonie, servizi fotografici, video, televisione, clienti che vogliono imparare a truccarsi da sole, formazione. Una carriera solida può non incrociare mai una passerella.

Quello che il backstage insegna, però, serve dappertutto. Il look test è la prova trucco di una sposa. Il face chart è la scheda che ti permette di rifare lo stesso trucco a una cliente dopo mesi. La gerarchia della squadra è quella di un set fotografico. La pulizia del kit è la stessa che una cliente nota — o non nota, finché non manca — quando si siede da te. E la calma davanti all'imprevisto è quella che ti serve la mattina in cui una sposa arriva in ritardo e il fotografo è già sulla porta.

Chi invece vuole arrivarci, ci arriva quasi sempre nello stesso modo: assistendo. Si comincia in squadra, si lavora bene, si viene richiamate perché qualcuno si è ricordato che eri puntuale, ordinata e precisa. I backstage si reggono sulla fiducia più che sui curriculum, e la fiducia si costruisce una giornata alla volta.

Cosa cercare in un corso, se è questo che ti interessa

Se leggendo fin qui ti è venuta più voglia che timore, vale la pena farsi qualche domanda prima di scegliere dove imparare.

  • Si lavora su visi veri? Un trucco su una testa di prova o su te stessa non ti insegna a lavorare su un viso che si muove, che parla, che ha una pelle diversa ogni volta.
  • Si impara a ripetere, oltre che a creare? Saper replicare un look da una scheda, con il tempo contato, è ciò che ti permette di lavorare in una squadra.
  • La pulizia fa parte della tecnica?Se l'igiene del kit è un accenno a fine lezione, manca proprio la cosa su cui verrai giudicata per prima.
  • Chi insegna ha fatto il lavoro? Saper truccare non basta: serve averlo fatto in condizioni vere, per spiegare cosa fare quando le cose non vanno come previsto.
  • I gruppi sono piccoli? In un gruppo numeroso nessuno ti guarda le mani, ed è proprio sulle mani che si corregge.

E diffida di chi ti promette un posto in una settimana della moda alla fine del corso: nessuno può farlo onestamente. Un corso ti dà il metodo e le abitudini giuste; il resto lo costruisci tu, lavorando.

In EVOQ il trucco passa dalle mani di Stefania Ghidoni, che questo mestiere lo fa da circa trent'anni: Master trainer per l'Italia di M·A·C, membro del M·A·C Pro Team di New York, backstage a Milano, Londra, Parigi e New York. Ha lavorato per Roberto Cavalli, Alberta Ferretti, Alexander McQueen e Max Mara, i suoi lavori sono usciti su Vogue Italia, Cosmopolitan e Donna Moderna, e ha insegnato il mestiere in tredici paesi. Quello che porta in aula non sono le luci: sono i venti minuti prima, e tutto il lavoro che li rende possibili.

Se invece vuoi impararlo tu.

In Academy si impara facendo, su volti veri e in piccoli gruppi — con chi questo mestiere lo ha fatto nei backstage prima che in aula.

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